Il Terzo Settore comprende quegli enti privati che operano senza scopo di lucro, perseguendo finalità civiche, solidaristiche e sociali, e rappresenta un comparto fondamentale del sistema sociale ed economico italiano.
Con la Riforma del Terzo Settore, introdotta dal D.Lgs. 117/2017, noto anche come Codice del Terzo Settore, il suo ruolo è stato riconosciuto e regolato in maniera organica, rendendolo uno dei settori più dinamici e strutturati del Paese.
Obiettivo di questo articolo è quello di fornire una panoramica chiara e completa del Terzo Settore, un mondo che ogni giorno genera valore sociale concreto.
Che cosa si intende per Terzo settore
Come abbiamo anticipato, il Decreto Legislativo 117/2017, il cosiddetto Codice del Terzo Settore, è il testo normativo di riferimento che definisce gli enti, i requisiti per l’iscrizione al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS) di cui parleremo più avanti, le regole di gestione, la trasparenza e gli aspetti fiscali.
A dare l’avvio alla riforma del Terzo settore, è stata invece la Legge 106 del 2016, che ha riconosciuto il Terzo Settore per la prima volta giuridicamente e ha fornito i principi e i criteri direttivi che hanno portato all’emanazione del Codice.
Secondo l’ordinamento italiano, per Terzo Settore si intende l’insieme degli enti privati che, senza scopo di lucro, svolgono in modo stabile e principale, attività di interesse generale per finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale.
Questi soggetti vengono definiti come “Enti del Terzo Settore (ETS)” perché affiancano ma si differenziano sia dallo Stato e dalla Pubblica Amministrazione (ovvero il settore pubblico, quello che viene definito il Primo Settore), sia dalle imprese for profit (il cosiddetto Secondo Settore).
Chi fa parte del Terzo settore
Secondo l’art. 4 del Codice del Terzo Settore già menzionato, rientrano tra gli Enti del Terzo Settore, purché se regolarmente iscritti al RUNTS:
- Le organizzazioni di volontariato (ODV);
- Le associazioni di promozione sociale (APS);
- Gli enti filantropici come Andrea Bocelli Foundation;
- Le imprese sociali, incluse le cooperative sociali;
- Le reti associative;
- Le società di mutuo soccorso (SOMS);
- Le associazioni riconosciute o non riconosciute, le fondazioni e gli altri enti di carattere privato diversi dalle società costituiti per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale mediante lo svolgimento, in via esclusiva o principale, di una o più delle attività di interesse generale previste dalla legge, in forma di azione volontaria o di erogazione gratuita di denaro, beni o servizi, o di mutualità o di produzione o scambio di beni o servizi.
È importante precisare che il “senza scopo di lucro” a cui fa riferimento la normativa, non è sinonimo di “non generare profitti”. Significa piuttosto che gli eventuali utili devono essere tassativamente reinvestiti a beneficio delle attività svolte.
Differenza con Onlus e APS
Come abbiamo visto, in Italia il Terzo Settore ha vissuto una trasformazione profonda con la Riforma del 2017.
Questa trasformazione ha segnato, tra l’altro, la progressiva scomparsa delle ONLUS (Organizzazioni Non Lucrative di Utilità Sociale), un “vecchio” regime fiscale e giuridico nato negli anni ’90 che, per anni, hanno rappresentato una forma molto diffusa di organizzazione non profit.
Oggi, con l’entrata in vigore del Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS), le ONLUS devono progressivamente trasformarsi in Enti del Terzo Settore (ETS), scegliendo la categoria più adatta tra quelle previste rispetto all’attività svolta.
Le APS (Associazioni di Promozione Sociale) invece, come abbiamo visto, rientrano tra le categorie attualmente riconosciute dal Codice del Terzo Settore e svolgono attività rivolte ai propri soci e alla collettività, con finalità civiche, solidaristiche e sociali.
Come iscriversi al terzo settore
Per acquisire la qualifica di ETS è necessario iscriversi al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS), ovvero il registro telematico istituito presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali in attuazione del Codice del Terzo Settore, per assicurare la piena trasparenza degli enti del Terzo Settore.
L’iscrizione al RUNT consente, tra l’altro, di beneficiare di agevolazioni, anche di natura fiscale e di accedere al 5 per mille.
Come vengono finanziati gli ETS
Secondo il Codice del Terzo Settore (D.Lgs. 117/2017), gli ETS possono essere finanziati da diverse tipologie di fonti, pubbliche, private e miste. Tra queste ricordiamo:
- Fondi europei e contributi pubblici erogati da Stato, Regioni, enti locali o altri enti pubblici;
- Erogazioni liberali di persone fisiche e giuridiche;
- Finanziamenti da fondazioni bancarie o filantropiche;
- 5 per mille;
- Raccolta fondi e crowdfunding;
- Quote e contributi associativi;
- Attività commerciali o produttive;
- Lasciti testamentari.
In questo quadro, il contributo dei privati, siano essi cittadini, imprese o fondazioni, è decisivo per sostenere le attività degli ETS in quanto, affiancando le risorse pubbliche, rende più stabili e continuativi i progetti nel tempo.
Alcuni dati e statistiche sul Terzo settore
Secondo il Rapporto 2024 sul Registro Unico Nazionale del Terzo Settore stilato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e Unioncamere, al 31 dicembre 2023, gli enti registrati al RUNTS erano quasi 120 mila. All’interno di essi, il rapporto evidenzia una netta prevalenza di APS (oltre 52 mila, pari al 43,7%), di ODV (circa 37 mila, pari al 30,7%) e di Imprese sociali (quasi 24 mila, pari al 19,9%). Complessivamente, quindi, queste tre tipologie di ETS rappresentano il 94,3% del totale degli enti registrati.
A livello regionale emerge una concentrazione di ETS elevata nel Mezzogiorno (31,6%), al quale seguono il Nord-Ovest (23,3%), il Centro (23,2%) e il Nord-Est (21,9%). I dati, rapportati alla popolazione residente, evidenziano una presenza relativa più significativa nell’Italia orientale (237,6 ETS per 100.000 abitanti) e in quella centrale (227,6), con il Mezzogiorno a seguire (190,0) e infine il Nord-Ovest (176,4).
Per quanto riguarda le attività svolte da Enti del Terzo Settore, la quota più elevata opera nel settore delle attività ricreative e di socializzazione (26,5%), nell’assistenza sociale e protezione civile (23,2%), nelle attività culturali e artistiche (19,8%) e nella Sanità (13,1%).
Altro dato significativo, seppur parziale, riguarda le risorse umane impegnate nelle attività degli ETS. Il rapporto conta 2.556.946 volontari ai quali si aggiungono quasi 55 mila lavoratori.
Infine, è importante evidenziare anche il ruolo di motore economico svolto dal Terzo Settore che in Italia, secondo l’ultimo Censimento permanente delle istituzioni non profit di ISTAT ha raggiunto nel 2021 92,86 miliardi di euro, in crescita del 32% rispetto al 2015.
La riforma del Terzo Settore
Ne abbiamo già parlato nei paragrafi precedenti ma, per maggiore chiarezza, vale la pena riassumere i passaggi principali della Riforma.
Innanzitutto la cosiddetta “Riforma del Terzo settore” indica l’insieme di norme che, a partire dalla Legge delega 6 giugno 2016 n. 106 e dal successivo Codice del Terzo Settore (D.Lgs. 3 luglio 2017 n. 117), ha ridisegnato in modo organico l’intero sistema del non profit e dell’impresa sociale in Italia.
L’obiettivo principale è stato quello di:
- Dare una definizione unitaria di Ente del Terzo Settore (ETS);
- Stabilire regole comuni in termini di trasparenza, governance, rendicontazione e agevolazioni fiscali;
- Creare strumenti omogenei di riconoscimento pubblico e di rapporto con le istituzioni.
L’attuazione della riforma è avvenuta e sta avvenendo in modo graduale. Un passaggio centrale è stato l’avvio del Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS) e la cosiddetta “trasmigrazione” automatica delle Organizzazioni di volontariato (ODV) e delle Associazioni di promozione sociale (APS) già iscritte nei precedenti registri regionali e nazionali.
Si tratta di un processo ancora in evoluzione, che richiede tempi tecnici per essere completato ma che ha segnato un cambio di passo importante, da un quadro frammentato di regole e registri diversi a un sistema più coerente, riconoscibile e trasparente, in cui il ruolo del Terzo Settore come attore di interesse generale viene pienamente valorizzato.
Iscrizione al RUNTS
Come abbiamo visto l’istituzione del Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS) è stata la principale novità prevista della Riforma del Terzo Settore. Il RUNTS è Il registro telematico istituito presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali in attuazione degli artt. 45 e segg. del Codice del Terzo Settore (Decreto Legislativo 3 luglio 2017, n. 117), il cui obiettivo è quello di assicurare la piena trasparenza degli ETS attraverso la pubblicità degli elementi informativi che vi sono iscritti.
L’iscrizione al RUNTS è una condizione necessaria per poter assumere la qualifica di Ente del Terzo Settore (ETS) e, ove previsto, le specifiche qualifiche di Organizzazione di Volontariato (ODV), Associazione di Promozione Sociale (APS), Ente Filantropico o Rete Associativa.
Inoltre, solo con l’iscrizione è possibile accedere alle agevolazioni previste dalla legge, comprese quelle fiscali, beneficiare del 5 per mille, partecipare a bandi e contributi pubblici riservati ad alcune tipologie di ETS e stipulare convenzioni con le pubbliche amministrazioni.
Conclusione
Da quello che abbiamo raccontato finora, emerge come il Terzo Settore rappresenti oggi una componente imprescindibile del sistema sociale ed economico del Paese in quanto si tratta di un insieme di enti diversi tra loro, ma uniti dall’obiettivo di generare valore per la collettività, promuovendo coesione, diritti e opportunità.
La Riforma e l’istituzione del RUNTS ne hanno rafforzato il riconoscimento pubblico, la trasparenza e la capacità di incidere in modo strutturale sui territori.
Andrea Bocelli Foundation, in qualità di Ente Filantropico del Terzo Settore iscritto al RUNTS (dal 20 maggio 2022) si inserisce in questo quadro come realtà impegnata a sviluppare in particolare progetti educativi dedicati a bambini, giovani e comunità che vivono in condizioni di vulnerabilità, nel perseguimento della propria mission “Empowering people and communities”.Scegliere di conoscere, sostenere e affiancare il lavoro degli ETS, tra cui ABF, significa contribuire in modo concreto a un modello di sviluppo più equo e partecipato, in cui il bene comune non è un principio astratto, ma il risultato di migliaia di azioni quotidiane messe in campo da persone, organizzazioni e comunità che decidono di “fare la propria parte”.