Intervista al nostro Direttore Generale, Laura Biancalani

Le voci di Haiti vanno verso il futuro. La “Missione New York” è stata un altro successo delle ‘Voices of Haiti” che l’Andrea Bocelli Foundation (con la Fondation St Luc Haiti) ha messo in condizione di trovare il proprio talento e di immaginarsi una vita nonostante la povertà e la distruzione della propria terra. Due concerti il 12 e 13 dicembre con Bocelli al Madison Square Garden, con standing ovation e commozione tra il pubblico.  E, soprattutto, un altro passo sulla strada dell’empowerment, della consapevolezza e della volontà di andare ben oltre alle aspettative consentite da un ambiente poverissimo e disgraziato. “Il nostro obiettivo è un viaggio dentro le persone e, quando le vedi crescere ed esprimere il proprio potenziale, è una emozione infinita”, dice una commossa Laura Biancalani, Direttore Generale dell’Andrea Bocelli Foundation Ed è lei a raccontare questa “Missione New York”. “Tutto è nato dal fatto che i bambini (li chiama così – ndr) sono entrati nel disco di Andrea, Sì, e dalla nostra volontà di fare qualcosa di più per loro”. E anima di questi progetti sono i due team della Andrea Bocelli Foundation e della Fondation St Luc unitamente ai due maestri del coro Malcom Merriweather e Wenson Delice che giorno dopo giorno lavorano per la crescita e la formazione dei giovani talenti.

Ad esempio?

“Non possiamo seguirli per otto o nove anni, cambiar loro la vita e poi non fare l’ultimo passo, ossia di accompagnarli verso l’età adulta e il lavoro. Quindi abbiamo creato, con la Fondation Saint Luc, un fondo educativo. Proprio così. Ognuno di loro ha un plafond di risorse che li aiuterà a sostenersi per avere un’istruzione di eccellenza sia ad Haiti o fuori. Sia che vogliano fare i musicisti che vogliano fare altro”.

Ma com’è la situazione a Haiti?

“Anche grazie a tanti amici siamo riusciti a superare la grande crisi di Haiti. Ad esempio, una decina di giorni fa si è paralizzato tutto per scioperi contro la corruzione”.

Ma Abf è un laboratorio vivo.

“In quattro settimane siamo riusciti ad avere il permesso per andare a New York e, grazie ai nostri sostenitori siamo riusciti a preparare le Voices of Haiti ad affrontare l’inverno di New York. Per loro è stato il primo inverno della vita!”.

E sul repertorio?

“Siamo andati al buio. Ma il miracolo è “facile” con questi ragazzi. Al Madison Square Garden hanno suscitato la standing ovation di 18mila persone grazie all’Ave Maria di Schubert e a Amazing Grace. Loro sono bambini abituati a lottare ogni giorno davvero per un tozzo di pane. Qui sono saliti sul palco tenendosi per mano. E noi vorremmo aiutarli ad avere un futuro”.

E come potrà avvenire?

“Anche grazie a questi eventi, ogni bambino delle Voices of Haiti aumenta la propria capacità di sognare. Loro non si accontenteranno più di vedere ciò che vedono ogni giorno nella loro terra e di vivere come vivono. Già dalle loro parole si capisce che hanno una prospettiva diversa nel lungo periodo. E, al di là dell’incredibile successo al Madison Square Garden, la loro capacità di sognare farà la differenza. E noi siamo con loro”.

Paolo Giordano

 

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