Mostra che riflette sull’origine dell’universo generata nell’ambito del percorso di orientamento e vocazionale del programma ABF Globalab.
All’esposizione – in programma dal 13 al 16 dicembre a San Firenze – legato anche un worskshop che si è tenuto con le ragazze e i ragazzi di ABF Globalab e inserito come percorso di avvicinamento al mondo dell’arte. Il progetto è realizzato in collaborazione con l’associazione lucchese Start Attitude e curato da Gian Guido Grassi: un’esperienza immersiva conduce lo spettatore attraverso il tempo e lo spazio, con le opere degli artisti 108, Moneyless e Muz, e le musiche di Demetrio Cecchittelli.
Firenze, 28 novembre 2025. Uno spazio fluido in condizione di metamorfosi costante. Le dimensioni del presente e del passato che dialogano fino a compenetrarsi. Materiali contemporanei che si fondono con quelli, nobili, della tradizione. Come una danza che segue cadenze ancestrali e nuove, riflettendo sulle origini dell’universo. C’è tutto questo in Cosmogonia, il nuovo progetto artistico promosso da Andrea Bocelli Foundation con il programma ABF Globalab e destinato a sfociare in una mostra allestita nella Sala della Musica del Complesso di San Firenze, dal 13 al 16 dicembre. Il percorso, firmato dall’associazione lucchese Start Attitude e curato da Gian Guido Grassi, diventa un’esperienza immersiva totalizzante grazie alle opere degli artisti 108, Moneyless e Muz, che si allacciano con le musiche di Demetrio Cecchittelli. All’esposizione è legato anche un worskshop che si è tenuto con le ragazze e i ragazzi di ABF Globalab e inserito come percorso di avvicinamento al mondo dell’arte.
Cosmogonia, del resto, è un termine che deriva dalla composizione delle parole greche κόσμος «Universo» e γονεία «generazione». All’interno dell’Oratorio la mostra segue uno sviluppo verticale, ponendo subito lo spettatore in rapporto con il cielo e le stelle e, dunque, con una dimensione spirituale. Le opere vivono quindi una dimensione di sintonia con l’architettura della chiesa, valorizzando ulteriormente uno spazio già iconico come quello di San Firenze. Nel frattempo, le musiche scandiscono il tempo della nuova generazione alla quale si assiste. Anche la scelta del periodo dell’esposizione è coerente rispetto a questa logica: tra dicembre e gennaio si consuma il solstizio d’inverno e sorge il nuovo anno, quello che i romani celebravano con la festa del Sol Invictus, e che coincide, non a caso, con il nostro Natale.
Attivo in Italia dal 2021, ABF Globalab accompagna ragazze e ragazzi tra i 16 e i 35 anni nello sviluppo delle competenze socio-emotive e trasversali, fondamentali per affrontare con consapevolezza il percorso scolastico e professionale, orientarsi nel mondo del lavoro e costruire il proprio progetto di vita.
Il programma promuove la cittadinanza attiva e si fonda su metodologie innovative ed esperienziali – learning by doing, peer education, cooperative learning, design thinking – secondo un approccio partecipativo e inclusivo che valorizza la voce e il protagonismo dei giovani.
“ABF Globalab è anche un polo culturale attivo, dove formazione ed espressione si intrecciano. Laboratori, mentoring, workshop, eventi, viaggi esperienza e masterclass musicali diventano strumenti per sviluppare competenze trasversali, esplorare talenti e sperimentare la cultura come occasione di crescita. I linguaggi del digitale, dell’arte e della musica guidano questo processo, dando forma a un ambiente dove l’educazione si fa esperienza e la cultura diventa pratica quotidiana. ABF Globalab è un luogo dove la cultura diventa esperienza, dove chi partecipa cambia e fa cambiare ciò che lo circonda. Le ragazze e i ragazzi si trasformano, e con loro si trasforma anche il programma: ogni edizione cresce grazie alle loro proposte, competenze e visioni. È una trasformazione reciproca, che nasce dal fare insieme” commenta Laura Biancalini, direttore generale ABF.
“La mostra – spiega il curatore Gian Guido Grassi – compie al suo interno un rito ciclico e generativo che aggancia in un’unica ecumene tutta l’umanità. Si tratta di un’esperienza che segna un rapporto tra terra e cielo immediato, un’opera d’arte totale in cui architettura, spazio, scultura, pittura e musica si fondono insieme”.
Sul pavimento dell’Oratorio, 108 trasforma la superficie in un paesaggio cosmico. La sua installazione Prima del ritorno del sole è composta da due campi di colore bianco e nero – grazie all’utilizzo di marmo di Carrara e basalto – che dialogano come poli complementari, simbolo di un equilibrio in costante trasformazione. Sulle pareti, Muz costruisce una nuova architettura dentro l’architettura. Con Geometrie morali inserisce cinque gruppi di sagome lignee nelle nicchie barocche, ridefinendo lo spazio con un linguaggio essenziale e calibrato. L’opera di Moneyless introduce un magnetismo nuovo nel cuore dell’Oratorio: una grande figura circolare, intreccio ipnotico di linee bianche su fondo nero, che domina la sala come un portale simbolico. È un varco concettuale che invita a oltrepassare la soglia tra il visibile e l’invisibile.
Intorno, il paesaggio sonoro di Demetrio Cecchitelli accompagna il percorso come se fosse il respiro invisibile dell’universo, fondendo la luce e la pietra circostanti in una dimensione immersiva e sinestetica.
La mostra sarà inaugurata con un vernissage con musica live il prossimo 12 dicembre dalle ore 19 alle 22. La partecipazione è previa registrazione: link https://www.eventbrite.it/e/vernissage-mostra-cosmogonia-tickets-1972410174929?aff=oddtdtcreator
Dal 13 al 16 dicembre accesso dalle 14.30 alle 19.30. Ingresso gratuito.
Biografie degli artisti e descrizione stART Attitude
108 (Guido Bisagni) nasce ad Alessandria nel 1978 e si trasferisce a Milano nel 1997 per frequentare la facoltà di Architettura (dove conseguirà la laurea in Disegno Industriale). Qui si imbatte negli scritti di Malevich e Kandinsky che con l’Arte dei Rumori di Russolo e le sue radici punk e industrial costituiranno le basi del suo lavoro futuro. E’ tra i primi a portare la ricerca pittorica non figurativa negli spazi pubblici nell’ondata europea tra fine ‘90 e inizio 2000 e per questo considerato uno dei maggiori esponenti del Postgraffitismo. Le sue forme astratte sono strettamente legate alle aree industriali abbandonate del Nord Italia, ma iniziano subito comparire anche a Berlino, Parigi, New York, Londra… Parallelamente alla pittura si cimenta anche con sculture, suoni, dipinti e installazioni in decine di mostre personali e collettive. Dal 2003 in poi ha partecipato a decine di mostre collettive e personali in tutto il mondo; tra queste assumono particolare risalto le partecipazioni alla fondamentale “Nusing” di Parigi (2004), la prima grande esposizione sul post-graffitismo europeo, e nel 2007 alla 52esima Biennale di Venezia.
Moneyless (Teo Pirisi), nato a Milano nel 1980 e cresciuto a Lucca, fin da ragazzo approda alle prime esperienze espressive e al graffitismo, si diploma successivamente all’Accademia di belle arti di Carrara in Multimedia e consegue la specializzazione in Comunicazione Design all’Isia di Firenze; pioniere del muralismo astratto in Italia, ha indagato tecniche e materiali differenti (pitture su muro, legno, lastre e tela, disegni su carta, sculture in metallo o legno, installazioni con corde…) e oggi è tra i più importanti artisti urbani internazionali con opere esposte in contesti prestigiosi di tutto il mondo siano essi spazi pubblici, musei, collezioni e gallerie. Partito dallo studio del minimalismo e della geometria, come ipotesi di studio delle forze della Natura, ha sentito forte il richiamo alla libertà e alla astrazione e, in questo percorso coerente, ha superato lo studio iniziale dei poligoni e dei solidi platonici per indagare il cerchio e arrivare quindi a frammentare le linee e le forme per disperderle nello spazio come “fuochi d’artificio”: combinando i graffiti alle sperimentazioni artistiche è riuscito a creare uno stile unico in grado di trasferire un’immediata percezione cinetica rilevatrice dell’intimo mistero della materia secondo l’assioma «ubi materia ibi geometria»
Samuel Rosi, in arte Muz, nato nel 1995 a San Miniato. Si è laureato in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Brerta. Vive e lavora a Cerreto Guidi. Provenendo dal contesto dell’arte urbana, ha sviluppato un’attrazione verso il paesaggio contemporaneo, un luogo privo di orizzonti e capace di prestarsi ad ogni tipo di elemento costitutivo. Il paesaggio urbano diventa così un modo per ripensare lo spazio come un insieme di relazioni, un supporto su cui intervenire. All’interno di una contemporaneità progettuale il paesaggio acquisisce rilevanza: diventa un nuovo paradigma del progetto contemporaneo.
Demetrio Cecchittelli è musicista e artista del suono con base in Italia. Attivo da circa dieci anni, conduce il proprio lavoro di ricerca indipendentemente, applicandosi in contesti legati al live set, ambientazioni sonore per il teatro, un solido ed estensivo corpo discografico, installazione, composizioni per la radio e creazioni multimediali. Diplomato presso il Conservatorio Bruno Maderna (Cesena) in Musica Elettronica, la poetica di Cecchitelli si concentra soprattutto sull’immaginario e la conoscenza di sé come oggetto d’arte specifico, evolvendo un discorso musicale e sonoro strutturato specialmente su memoria sonora e ascolto profondo, come parti integranti di un linguaggio plastico e spontaneo, in continua trasformazione.