{"id":4595,"date":"2018-06-21T00:00:00","date_gmt":"2018-06-20T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/abfupdate.uaoh.eu\/ricostruire-dopo-il-terremoto\/"},"modified":"2025-06-09T17:11:32","modified_gmt":"2025-06-09T15:11:32","slug":"ricostruire-dopo-il-terremoto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.andreabocellifoundation.org\/it\/ricostruire-dopo-il-terremoto\/","title":{"rendered":"Ricostruire dopo il terremoto"},"content":{"rendered":"\n<p><em>\u00abIl nostro cuore non \u00e8 fatto di pietra. La pietra a un certo punto pu\u00f2 andare in frantumi, sbriciolarsi, perdere ogni forma. Ma il cuore non pu\u00f2 andare in frantumi. E questa cosa senza forma che ci portiamo dentro, buona o cattiva che sia, possiamo trasmetterla gli uni agli altri senza limiti\u00bb.<\/em> Cos\u00ec, Haruki Murakami.<\/p>\n\n\n\n<p>E per\u00f2, il terremoto ce lo si porta dentro, dopo, ed \u00e8 difficile che smetta di squassare, di tremare, di minare la vita interiore di ciascuno. La terra non \u00e8 pi\u00f9 solida, per chi ha vissuto un terremoto: ci\u00f2 che evoca universalmente la stabilit\u00e0, improvvisamente smette d\u2019essere tale, e nella coscienza resta l&#8217;inquieta sensazione di stare in equilibrio su qualcosa che bolle, la percezione d\u2019una instabilit\u00e0 che rischia di dilagare, a livello esistenziale.<\/p>\n\n\n\n<p>In un simile quadro, emotivamente malfermo, contare su di un luogo didattico sicuro, su una scuola dove i tuoi figli possano studiare senza il tarlo \u2013 tuo, loro \u2013 della terra che pu\u00f2 iniziare nuovamente a tremare, equivale a un approdo felice in un mare in tempesta. Ad un ospedale innalzato ai bordi d\u2019una battaglia.<\/p>\n\n\n\n<p>Una guerra, per l\u2019appunto, \u00e8 la metafora che Micaela (Micaela Buccolini, moglie del sindaco di Sarnano, Franco Ceregioli) non pu\u00f2 fare a meno di evocare, quando pensa a quei giorni. \u00abUn conflitto inimmaginabile e surreale: luoghi familiari che improvvisamente cambiano aspetto e funzione. Il palazzetto dello sport, dove quasi cinquecento persone erano accampate, dal bambino al malato all\u2019anziano, proponeva uno scenario di guerra, con la sua tragica precariet\u00e0 e parimenti con tante punte di diamante d\u2019umanit\u00e0, con legami nuovi e forti, con \u2013 tra i pi\u00f9 giovani \u2013 l\u2019accelerazione verso una forzata maturit\u00e0, una nuova responsabilit\u00e0\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Come per le torri gemelle, cos\u00ec il terremoto nelle Marche: ciascuno ricorda con esattezza dov\u2019era, cosa stava facendo, come ha reagito, cosa ha pensato. Gli eventi pi\u00f9 gravi sono avvenuti in tre fasi: il sisma iniziale, il 24 agosto 2016, di notte. Il secondo, nel tardo pomeriggio e nella serata del 26 ottobre, il terzo nella prima mattina del 30 ottobre.<\/p>\n\n\n\n<p>Racconta Micaela: \u00abAlla prima scossa ero, insieme a parte della mia famiglia, al mare. Nostro figlio maggiore, 21 anni, era rimasto a casa. Tanto spavento, il rientro immediato, e mio marito che da quel momento \u00e8 stato assorbito <em>full time <\/em>dai suoi doveri istituzionali. La seconda scossa mi ha colto al supermercato. Franco era a fare rilievi, proprio nella scuola media G. Leopardi, insieme agli assessori ed ai tecnici. Ricordo gli scaffali tremare, la merce rovesciarsi a terra, ed il pensiero che \u00e8 andato a mio figlio minore, 13 anni, che era a casa a studiare. Poche ore dopo, una scossa ancora pi\u00f9 forte, con i muri di casa che si crepavano, le piastrelle che saltavano, le soglie di marmo spaccate, gli oggetti che cadevano ovunque. In quei momenti, confesso, non sono riuscita a muovermi&#8230; Mi son messa sotto ad un trave portante, abbracciando mio figlio, aspettando, sperando che quell\u2019inferno finisse.<\/p>\n\n\n\n<p>Con mio marito (che aveva vissuto la scossa da dentro la scuola, con i vetri che esplodevano e spaccature che ridisegnavano i muri), abbiamo valutato pi\u00f9 prudente trasferirci nel camper che tenevamo sotto casa. Tre giorni dopo \u2013 era il 29 ottobre \u2013 la terra sembrava aver smesso di ribollire e stavamo per risolvere di rientrare. Un giorno ancora, per sicurezza, ha detto Franco. E l\u2019indomani, la scossa pi\u00f9 forte ci ha trovati a letto, nel camper. Tutto sobbalzava, una barca in mezzo al mare, e le onde non finivano di squassarci. Sulle prime, non ho potuto neppure alzarmi dal letto. Poi ho pensato: la nostra casa. Non c\u2019\u00e8 pi\u00f9. E il paese, neppure. Pura disperazione. Ma abbiamo aperto la serranda e visto la nostra casa, ancora in piedi, e le torri del paese, ed abbiamo tirato un respiro di sollievo. A quel punto, di corsa, in pigiama, a cercare i parenti, con le comunicazioni in tilt, con l\u2019ansia per i nostri cari, per gli amici, per i compaesani. Mio marito \u00e8 andato via quasi immediatamente, per coordinare l\u2019emergenza. E da quelle ore \u00e8 stata sempre \u201cemergenza\u201d, n\u00e9 si \u00e8 potuto permettere il minimo segno di cedimento, perch\u00e9 doveva trasmettere sicurezza, sostenere i cittadini, dando loro tutto l\u2019aiuto possibile. Sono rimasta nel camper, con mia suocera e i miei figli, cercando di riorganizzare la vita proprio come dopo un bombardamento&#8230; Dopo qualcosa che arriva e sovrasta, che capita senza che tu possa smarcarti\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Passano i giorni, passano i mesi. La gente, anche quella che vive magari a trenta o quaranta chilometri di distanza, torna alla normalit\u00e0 e, fatalmente, dimentica. Per chi vive a Sarnano \u2013 come negli altri centri vittime del sisma \u2013 l\u2019emergenza viceversa prosegue, tanto che sembra di vivere una realt\u00e0 parallela, difficile da spiegare a chi non la sta sperimentando sulla propria pelle&#8230; Una paura strisciante, piccoli grandi disagi, come la scuola spostata di pomeriggio, in un improvvisato \u201cdoppio turno\u201d che \u2013 laddove la madre lavori di mattina, proprio come Micaela \u2013 di fatto fa saltare gli equilibri familiari. Piccoli grandi disagi come \u2013 peggio \u2013 l\u2019attesa di poter rientrare in casa, di poter riavere una casa.<\/p>\n\n\n\n<p>Luca Piergentili \u00e8 assessore ai lavori pubblici, allo sport ed alla raccolta differenziata. Il suo sorriso, la sua bonomia e disponibilit\u00e0 incondizionata, dimostrate nei mesi della ricostruzione con il team ABF e OTB, non fa trapelare la propria condizione, complessa e precaria. Perch\u00e9 anche Luca \u00e8 stato sfollato. Tutt\u2019oggi vive, con la moglie e le sue quattro figlie \u2013 delle quali la prima \u00e8 disabile ed ha necessit\u00e0 di cure permanenti e importanti \u2013 in tre stanze. Sei persone in un residence di tre vani.<\/p>\n\n\n\n<p>Alle prime scosse \u2013 ci racconta \u2013 \u00e8 corso al centro diurno, dove tra gli altri ragazzi disabili c\u2019era sua figlia&#8230; \u00abPoi, subito abbiamo attivato insieme al Sindaco un Coc (Centro operativo comunale, <em>ndr<\/em>) per la direzione e il coordinamento dei servizi di soccorso. Il Palasport era integro: lo abbiamo tramutato in centro di accoglienza. Anche se l\u2019affluenza, dopo il sisma d\u2019agosto, era minima. \u00c8 in ottobre che, nel giro di tre ore, ci siamo trovati a dover gestire la permanenza all\u2019intero della struttura di quasi cinquecento persone\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Un tragico crescendo, fino alla scossa del 30: \u00abEro in famiglia, ho cominciato a vedere i muri aprirsi, poi le tubature dell\u2019acqua che scoppiavano, le mie bambine (al tempo di sette, nove, undici e tredici anni) che correvano, impaurite&#8230; Ci siamo diretti subito al palasport, portando l\u2019ossigeno, la carrozzina, i presidi medici\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel frattempo, l\u2019attivit\u00e0 di amministratore, in una circostanza cos\u00ec grave, ha chiesto a Luca una presenza costante&#8230; Millequattrocento sfollati da sistemare, una delle fonti economiche pi\u00f9 importati \u2013 le terme storiche \u2013 distrutte&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abSe il paese si svuota, ci siamo detti in Comune, \u00e8 molto difficile che poi venga ripopolato. Ci siamo rimboccati le maniche, nessuno escluso. Le terme le abbiamo spostate, con una operazione importante che, in tempi record, ha rivitalizzato una zona del paese e mantenuto il lavoro per trenta famiglie. Abbiamo utilizzato le seconde case e la ricettivit\u00e0 alberghiera per sistemare provvisoriamente tanti nuclei familiari, abbiamo, non ultimo, raccolto la scommessa (che si \u00e8 rivelata vincente) di preferire quella che qualcuno definiva \u201cl\u2019insicurezza delle donazioni\u201d alla \u201csicurezza\u201d dei fondi statali.<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi abbiamo una nuova scuola media, una struttura all\u2019avanguardia, che sta gi\u00e0 attraendo a Sarnano tante famiglie. Oggi festeggiamo una cavalcata contro il tempo, un\u2019avventura entusiasmante con persone eccezionali (il team delle fondazioni ed i tecnici che hanno coinvolto)&#8230; Donne e uomini che hanno dato l\u2019anima, per questo progetto\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Mentre, amaro contraltare, un\u2019altra realt\u00e0 didattica che pure ha trovato un donatore e dunque la totalit\u00e0 dei fondi necessari, ma che ha seguito l\u2019iter pubblico, vede il progetto fermo, impastoiato in continui rimandi e richieste&#8230; \u00abVenti giorni fa, una perizia archeologica, dieci giorni fa, una perizia per eventuali residuati bellici, e cos\u00ec via\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019assessore Piergentili non ha dubbi: per le sue figlie spera che il futuro sia qui, a Sarnano. \u00abCerto, il terremoto \u00e8 un\u2019esperienza che ha inciso profondamente sulla loro psicologia, come su quella dei loro coetanei. Per\u00f2 i bambini ritrovano le energie attraverso i risultati. \u00c8 fondamentale che ci sia un obiettivo e che poi sia raggiunto, che la promessa sia mantenuta. Come la loro nuova scuola, che hanno visto crescere dalle finestre della provvisoria sede delle lezioni, facendo il tifo per chi ci stava lavorando, nonostante il freddo e la neve. Con la scuola, \u00e8 stata messa in sicurezza anche la loro speranza, la loro fiducia nel futuro. \u00c8 stata disarmata la loro paura\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Paura: un lusso che anche Sabrina Tidei, responsabile dell\u2019ufficio tecnico del Comune di Sarnano, non si \u00e8 potuta permettere neppure per un istante.<\/p>\n\n\n\n<p>Una doccia fredda, fin dal 24 agosto: il terremoto \u00e8 avvenuto ad appena tre settimane dalla sua nomina a quel ruolo. Sono subito iniziati i sopralluoghi, una ricognizione meticolosa che \u00e8 partita proprio dalle scuole del paese. I primi interventi localizzati, i ripristini&#8230; Poi, il resto del sisma (che ha vanificato i due mesi di lavoro), poi altri crolli, il centro storico sulle prime evacuato e presidiato, e l\u2019ufficio tecnico che \u2013 fino a dicembre 2016 \u2013 \u00e8 rimasto pressoch\u00e9 interamente sulle spalle di Sabrina.<\/p>\n\n\n\n<p>A lei, il compito di tanti dolorosissimi \u201cno\u201d, negando l\u2019accesso alla propria casa spesso a persone anziane, che nelle loro abitazioni ci erano nate e vissute un\u2019intera vita. Anche la responsabile dell\u2019ufficio tecnico, per i suoi due figli (uno dei quali frequenta adesso la scuola appena inaugurata), desidera un futuro a Sarnano.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Il nostro cuore non \u00e8 fatto di pietra&#8230; La pietra a un certo punto pu\u00f2 andare in frantumi, sbriciolarsi, perdere ogni forma. Ma il cuore non pu\u00f2 andare in frantumi.<\/em> Lo scrittore giapponese Murakami (che ben conosce cosa significhi vivere in una terra ad alto rischio sismico) coglie nel segno. Le case forse, le cose fatte dall\u2019uomo talvolta, ma il cuore non pu\u00f2 andare in frantumi, e gli abitanti di Sarnano lo sanno. E con grande cuore hanno fatto la loro scelta, individuando solidi puntelli (per resistere, per ripartire) nei valori sani propri del loro territorio, nella fratellanza di una comunit\u00e0 montana, nella natura meravigliosa che la circonda e la consola.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 in un contesto fertile, collaborativo, empatico, che le fondazioni istituite da Andrea Bocelli e da Renzo Rosso hanno trovato lo spazio e l\u2019agio perfetto, per realizzare il loro progetto d\u2019aiuto.<\/p>\n\n\n\n<p>Un circolo virtuoso che ha dato vita ad una scuola che non \u00e8 solo una scuola. \u00abPersino da un disastro pu\u00f2 nascere qualcosa di buono \u2013 sorride la moglie del primo cittadino di Sarnano \u2013 perch\u00e9 con questa struttura Sarnano ha acquisito un modello di riferimento, sia per ci\u00f2 che l\u2019Istituto G. Leopardi \u00e8 (centro didattico ma anche di aggregazione e di empowerment per la comunit\u00e0, che ha ricadute importanti sulla qualit\u00e0 dell\u2019offerta del territorio) sia per come \u00e8 stato realizzato: centocinquanta giorni, dalle fondamenta al taglio del nastro. Un modello da divulgare e da esportare\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><em>Giorgio De Martino<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Oggi abbiamo una nuova scuola media, una struttura all\u2019avanguardia, che sta gi\u00e0 attraendo a Sarnano tante famiglie. 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