{"id":4537,"date":"2016-06-05T00:00:00","date_gmt":"2016-06-04T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/abfupdate.uaoh.eu\/conosciamo-gerald-beaubrun-project-manager-abf\/"},"modified":"2016-06-05T00:00:00","modified_gmt":"2016-06-04T22:00:00","slug":"conosciamo-gerald-beaubrun-project-manager-abf","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.andreabocellifoundation.org\/it\/conosciamo-gerald-beaubrun-project-manager-abf\/","title":{"rendered":"Conosciamo Gerald Beaubrun, Project Manager ABF"},"content":{"rendered":"<p><em><strong>Figlio di Haiti<\/strong> \u00a0\u00a0<\/em><\/p>\n<p>Considerando anche la vasta area metropolitana intorno alla capitale, pare che Port-au-Prince conti quasi quattro milioni di persone. Eppure Gerald, puntualmente, ovunque egli sia, incrocia amici da salutare, mani da stringere, sorrisi da condividere. Capita nel traffico caotico del centro, nelle polverose strade laterali o nei mercati, capita nelle scuole, negli ospedali, con gli studenti in divisa e le bambine dalle treccine colorate ma anche con i piantoni che, fucile in spalla, aprono e chiudono i cancelli d\u2019ogni possibile sito di saccheggio (anche scuole, anche ospedali).<\/p>\n<p>La sua famiglia \u00e8 Haiti, la sua casa \u00e8 grande quanto la sua patria: ray-ban a goccia, sorriso da pubblicit\u00e0, un telefono che non gli d\u00e0 tregua, Gerald ha trentacinque anni, una laurea in medicina ed un\u2019esperienza esistenziale densa al punto che \u2013 a doverla raccontare \u2013 si potrebbe diluire in pi\u00f9 vite, senza che nessuna appaia disadorna. Di certo ha scalato montagne, per arrivare dove \u00e8 arrivato. Non una pagina dei libri su cui ha studiato gli \u00e8 stata regalata, e quel guadagnare la vetta metro dopo metro l\u2019ha temprato sino a diventare ci\u00f2 che \u00e8 oggi: un riferimento cruciale, per Haiti (la sua grande famiglia) e per la <em>Andrea Bocelli Foundation<\/em> (i suoi parenti italiani).<\/p>\n<p>Sua ispirazione, modello di vita, punto di riferimento e \u201cpadre\u201d (perch\u00e9 padre \u00e8 chi ti cresce) \u00e8 Rick Frechette, il visionario medico e sacerdote, direttore di <em>N.P.H. Haiti<\/em>. \u00c8 guardando a lui, seguendolo sull\u2019altare da chierichetto e poi nella clinica mobile del servizio sanitario di strada, che Gerald comprende la propria missione.<\/p>\n<p>Quanto all\u2019altra colonna portante del suo mentore, alla scelta dell\u2019abito talare, avrebbe voluto abbracciare anche quella, e ci ha persino provato.<\/p>\n<p><strong><em>ABF<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Il 3 aprile 2015, per il M\u00b0 Bocelli, \u00e8 l\u2019ultima sera ad Haiti. Il giorno successivo lo attende un concerto presso l\u2019Anfiteatro Altos de Chav\u00f3n, in Repubblica Dominicana. A Villa Francesca, hotel solidale di Port-au-Prince che riunisce una dozzina di bungalow, Gerald ha la propria residenza. Fresco di laurea, sta lavorando come medico volontario nel vicino ospedale St. Luc.<\/p>\n<p>Una serata conviviale saluta ed abbraccia idealmente l\u2019artista benefattore, giunto sull\u2019isola con Veronica e con la piccola Virginia. Gerald \u00e8 tra gli organizzatori dei festeggiamenti. In quelle ore ha occasione di conversare, dapprima con i vertici dello staff ABF, poi con la stessa Veronica. Infine conosce Andrea: giusto il tempo per una fotografia, che immortaler\u00e0 il primo incontro.<\/p>\n<p>Nei giorni successivi, gli scambi di vedute proseguono tra i vertici operativi ABF ed il giovane dottore. La fondazione sta cercando un proprio referente, un profilo capace, di polso e di cuore, con ottima conoscenza del territorio, un Project manager in grado di seguire da vicino ogni cosa. Padre Rick conferma ed anzi enfatizza con convinzione le ottime impressioni avute da Veronica, Laura, Olimpia. Ed \u00e8 cos\u00ec che Gerald si trova improvvisamente immerso in questa nuova avventura, dapprima affiancando per alcuni mesi la sua amica di sempre, Roseline Paul (Project manager per la Fondazione Rava), poi, gestendo in prima persona la complessa macchina filantropica e di <em>empowerment<\/em> realizzata da ABF ed in crescita costante: sanit\u00e0, educazione, prevenzione&#8230;<\/p>\n<p>Gerald continua il proprio servizio ospedaliero e \u2013 cellulare alla mano \u2013 corteggia l\u2019ubiquit\u00e0 seguendo costantemente realt\u00e0 che distano anche dieci ore di macchina l\u2019una dall\u2019altra. La pressione, psicologica ma anche assai concreta, \u00e8 davvero tanta. Tuttavia, quali potenti vaccini, il dottore haitiano mette in campo l\u2019entusiasmo e la capacit\u00e0 di rimboccarsi le maniche e ripartire ogni volta&#8230; Strategie vincenti di chi, fin dalla prima infanzia, ha familiarit\u00e0 con le sfide.<\/p>\n<p>Rilancia, Gerald: firma egli stesso nuovi progetti ed accoglie l\u2019opportunit\u00e0 di ampliare le proprie competenze mediche in Italia.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 significa che dovr\u00e0 vivere, periodicamente, lontano dalla propria amatissima isola, ed ancor pi\u00f9 lontano dai suoi pi\u00f9 grandi amori. Perch\u00e9, nel frattempo, \u00e8 diventato padre, e le figlie: la maggiore Geratti di tre anni, e Brunie di un anno. Lui stringe i denti, scommette investendo sul futuro di Haiti (un\u2019isola che ad oggi conta su appena tre chirurghi pediatrici. Tre, per l\u2019intera popolazione!); punta sulle proprie generose energie e sulla consuetudine al sacrificio. In un cuore grande d\u2019altronde c\u2019\u00e8 posto per tutti, per i suoi pazienti adulti e bambini, per le migliaia di studenti delle scuole che periodicamente visita (sempre come volontario); ma la parte pi\u00f9 intima dei suoi pensieri \u00e8 l\u00e0, accanto alle figlie. Ed ogni giorno, ovunque egli sia \u2013 quantomeno via Skype \u2013 d\u00e0 la buonanotte alle sue bambine, in attesa di poter riunire la famiglia.<\/p>\n<p><strong><em>L\u2019incontro della vita<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Un passo indietro. Gerald ha undici anni quando viene ricoverato in condizioni critiche. In seguito a complesse vicissitudini, dopo una lunga degenza passer\u00e0 pi\u00f9 di dieci anni della sua vita nell\u2019orfanotrofio di Kenscoff (dove incontrer\u00e0 Padre Rick).<\/p>\n<p>Lasciato il mare per la fredda montagna, senza amici ma con tanti coetanei coi quali spartire ogni onere e l\u2019orologio dell\u2019intera giornata, Gerald inizialmente fa fatica ad ambientarsi. Poi, piano piano, si adatta, scopre la gioia di imparare, partendo da zero, e stringe amicizia con alcuni dei suoi futuri colleghi, trova dei nuovi fratelli in Roseline Paul, Augusnel Osm\u00e8, Nebez&#8230; personalit\u00e0 oggi fondamentali, nel \u201crinascimento\u201d sociale e sanitario dell\u2019isola.<\/p>\n<p>Padre Rick sta ancora studiando medicina. Va e viene dagli Stati Uniti per sostenere gli esami. I ragazzi dell\u2019orfanotrofio sono tutti figli suoi: li ascolta, li motiva, esprime positivit\u00e0 in ogni azione, insegna loro attraverso l\u2019esempio quotidiano, abbraccia tutto e tutti grazie ad una militanza cristiana che non fa proselitismo ma che egli irradia nel quotidiano, nella luce totalizzante di una scelta.<\/p>\n<p>Gerald lo avvicina due anni dopo il suo arrivo sui monti di Kenscoff. Inizia ad assisterlo nelle funzioni in chiesa; poi, quando Padre Rick termina gli studi e inaugura una clinica mobile, il chierichetto chiede di poterlo aiutare, di essergli accanto. Cos\u00ec Gerald tocca con mano con sistematicit\u00e0 la sofferenza, la precariet\u00e0 sanitaria, la miseria, ma anche la compassione, il lavoro testardo ed instancabile del prete dottore che, \u201cfacendo\u201d, esprime gli insegnamenti del Vangelo meglio di qualunque predica.<\/p>\n<p>Sette anni di scuola primaria, altrettanti di secondaria: questa, la scansione dell\u2019istruzione, ad Haiti. Gerald \u00e8 cresciuto, non ha ancora terminato gli studi che gi\u00e0 insegna, di mattina ai bimbi della primaria, di pomeriggio ai suoi compagni un po\u2019 pi\u00f9 giovani, della secondaria. \u00c8 l\u2019anno di \u201c<em>Give back<\/em>\u201d, \u00e8 il modo per ripagare la struttura del fatto di essersi presa cura di lui. Una volta terminato il periodo di volontariato, dato che l\u2019orfanotrofio ha una lunga lista d\u2019attesa di bambini da accogliere, per Gerald \u00e8 il momento di lasciare il luogo che l\u2019ha cresciuto.<\/p>\n<p><strong><em>La vocazione all\u2019aiuto<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Poco pi\u00f9 che ventenne, a Gerald restano tre anni per diplomarsi, ma ha una gran fretta e brucia pi\u00f9 che pu\u00f2 le tappe, approfondendo, nel frattempo, lo studio dell\u2019inglese, dello spagnolo, del computer. Non sa come, dove, n\u00e9 con quali denari, ma sa per certo che prima o poi riuscir\u00e0 ad entrare all\u2019universit\u00e0, e far\u00e0 il medico, proprio come padre Rick. Sar\u00e0 il medico di tutti, ed in particolare dei bambini: ricorda bene, infatti, che sono stati i medici a salvargli la vita, quando degli angeli in camice bianco si sono occupati di lui, pensando a guarirlo e a dargli un futuro.<\/p>\n<p>Nei lunghi anni di Kenscoff, l\u2019atteggiamento di servizio costante, tenuto da Gerald nei confronti dei suoi compagni, aveva gi\u00e0 fatto pensare, tra gli educatori, ad una sua possibile vocazione sacerdotale. Nel triennio conclusivo degli studi superiori, svolto presso un istituto di <em>N.P.H.<\/em>, la direttrice, una suora, cerca di incrementare in lui tale attitudine. Lo coinvolge infatti in numerose attivit\u00e0 della locale comunit\u00e0 cattolica, al punto da portarlo con s\u00e9 in Canada, alla Giornata Mondiale della Giovent\u00f9, alla presenza di Papa Giovanni Paolo II.<\/p>\n<p>Concluso il ciclo della scuola secondaria, Gerald entra in seminario e vi rimane alcuni mesi. Ma comprende \u2013 come spiegher\u00e0 in un difficile incontro chiarificatore con la suora \u2013 come non sia, quella, la strada giusta per lui: la sua vocazione \u00e8 aiutare la gente, proprio come lei, come Padre Rick e tante donne e uomini di chiesa, ma desidera farlo senza indossare l\u2019abito talare.<\/p>\n<p><strong><em>\u00a0<\/em><em>Gli anni dell\u2019universit\u00e0\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p>L\u2019instabilit\u00e0 politica di Haiti contagia gli atenei della capitale: tra manifestazioni ed occupazioni, poter frequentare un corso di studi con regolarit\u00e0 \u00e8 una chimera. Gerald non vorrebbe abbandonare Port-au-Prince, ma le turbolenze sono tali, che vale tentare altre strade. Prova a spedire una domanda di iscrizione anche presso la facolt\u00e0 di medicina della Repubblica Dominicana. Qui, nell\u2019estate 2007, \u00e8 volontario in un orfanotrofio (dove ritrova la sua amica Roseline) e dopo sei mesi inizia il percorso universitario, terminato sei anni dopo, nel febbraio 2014, con il conseguimento della laurea a pieni voti e con la consegna da parte dell\u2019ateneo del dono simbolico di un anello d\u2019oro, riservato a coloro che si sono meglio distinti nel corso degli studi.<\/p>\n<p>Sono anni molto duri, trascorsi nel parallelo approfondimento delle lingue (dato che le lezioni sono tenute in spagnolo e in inglese), ma anche nel costante esercizio del lavoro, per potersi mantenere agli studi. Padre Rick gli ha garantito una borsa di studio, per le tasse universitarie, ma bisogna acquistare i libri e trovare una sistemazione: lo studente collabora con una ONG, alle dipendenze di un prete canadese, riceve in cambio i denari per i testi di medicina e pu\u00f2 inoltre utilizzare un angolo dell\u2019ufficio per la notte.<\/p>\n<p>Il 12 gennaio 2010 Gerald non \u00e8 ad Haiti. Saputo del terremoto, d\u2019istinto vorrebbe tornare. Ma quasi subito comprende di essere, almeno in quel momento, pi\u00f9 utile l\u00e0 dove si trova. Ogni giorno infatti, terminate le lezioni e il lavoro (\u00e8 impegnato nel supporto alla nascita di un centro devozionale per giovani preti) si dirige nelle zone di confine, dove pu\u00f2 controllare e \u201cspingere\u201d per far passare e far giungere a destinazione il cibo e le medicine che iniziano ad affluire, inviate dalle organizzazioni umanitarie internazionali.<\/p>\n<p>Dopo la laurea, Gerald rientra finalmente in patria: per un anno lavora come medico volontario presso l\u2019ospedale St. Luc: \u00e8 un modo per restituire il privilegio di aver potuto assolvere \u2013 attraverso la borsa di studio \u2013 alle tasse universitarie.<\/p>\n<p>Andrea Bocelli, nell\u2019aprile 2015, visita l\u2019isola e le strutture realizzate dalla fondazione che prende il suo nome.<\/p>\n<p><em><strong>Costruire il futuro<\/strong> \u00a0<\/em><\/p>\n<p>Tre scuole a regime, due ulteriori in fase di edificazione, progetti inerenti reparti ospedalieri della maternit\u00e0, cura e prevenzione dell\u2019AIDS, distribuzione dell\u2019acqua negli slum, potabilizzazione della stessa presso le scuole, ristrutturazione (quando non ricostruzione) di abitazioni fatiscenti. \u00c8 solo una parte di ci\u00f2 che ad Haiti, grazie ad ABF, sta accadendo, simultaneamente, anche in questo istante.<\/p>\n<p>Gerald conosce assai bene la realt\u00e0 complessa della sua terra e sa interpretare quei bisogni che, se assolti, potenzialmente sono in grado di generare valore e futuro. Assorbe dunque le esigenze del suo popolo e le razionalizza in nuovi progetti, alcuni dei quali stanno gi\u00e0 prendendo forma.<\/p>\n<p>Memore dei tanti viaggi fatti da ragazzo insieme a Padre Rick, delle cure itineranti presso le comunit\u00e0 disagiate, propone una \u201cMobile clinic\u201d espressa in agili <em>task force <\/em>ospedaliere, in grado di raggiungere i luoghi pi\u00f9 poveri dell\u2019isola, dove si muore ancora a causa di malattie lievi, curabili attraverso una banale profilassi.<\/p>\n<p>Inoltre, coniugando il peso artistico planetario dell\u2019ideatore della fondazione con il talento di tanti bambini haitiani, nasce \u201cVoices of Haiti\u201d, il progetto musicale che verr\u00e0 inaugurato in settembre a New York: un grande coro che potrebbe apparire ambizioso punto d\u2019arrivo ed invece \u00e8 solo il punto di partenza di un grimaldello \u2013 l\u2019arte dei suoni, l\u2019arte in genere \u2013 in grado di contagiare, motivare, dare speranza a tante giovani vite.<\/p>\n<p>Le difficolt\u00e0 non mancano: non tutte le famiglie comprendono l\u2019opportunit\u00e0 offerta ai loro figli. In casi sporadici, addirittura non si desidera una loro emancipazione&#8230; Ma iniziative educative simili hanno proprio, quale valore aggiunto, la possibilit\u00e0 di monitorare contesti a rischio e salvaguardare i minori da eventuali vessazioni domestiche.<\/p>\n<p>Gerald, di s\u00e9, dice di essere un uomo fortunato. Il suo futuro? Ad Haiti, non ha dubbi. E per le sue figlie? Si augura che anche loro, quando cresceranno, abbiano la forza e la volont\u00e0 di sposare la medesima scelta. Ma tra vent\u2019anni Haiti sar\u00e0 ci\u00f2 che potrebbe essere (un paradiso terrestre, inno alla bellezza, alla dolcezza ridente della vita)? Probabilmente non basteranno, per guarire il paese dalle sue croniche, endemiche malattie: <em>in primis<\/em> una classe politica distratta (per usare un eufemismo) e tendenzialmente dedita pi\u00f9 ai propri interessi che a quelli del popolo che rappresenta (per usare un ulteriore eufemismo).<\/p>\n<p>Andarsene, per\u00f2, equivale a fare il gioco di chi sfrutta e sfibra questo potenziale paradiso (gi\u00e0 peraltro prostrato dai noti eventi calamitosi). Andarsene \u00e8 la risposta peggiore, \u00e8 gettare la spugna, e Gerald non \u00e8 caratterialmente uso a darsi per vinto. C\u2019\u00e8, viceversa, bisogno di fare, subito, di ricostruire, guarire, insegnare&#8230; Resta, Gerald Beaubrun, ed invita noi tutti a dargli una mano. Proprio come faranno \u2013 si augura \u2013 le proprie figlie. Per loro, come per tutti i bambini di Haiti, desidera sopra ogni cosa dare ci\u00f2 che ritiene essere il pi\u00f9 potente, fondamentale strumento, in grado di fare la differenza per costruire un futuro (il proprio e dell\u2019isola): la scuola, la conoscenza, l\u2019educazione&#8230; Saper comprendere, per sapere cambiare.<\/p>\n<p>Giorgio De Martino<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Figlio di Haiti \u00a0\u00a0 Considerando anche la vasta area metropolitana intorno alla capitale, pare che Port-au-Prince conti quasi quattro milioni di persone. Eppure Gerald, puntualmente, ovunque egli sia, incrocia amici da salutare, mani da stringere, sorrisi da condividere. 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