{"id":4533,"date":"2016-03-15T00:00:00","date_gmt":"2016-03-14T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/abfupdate.uaoh.eu\/incontriamo-il-dott-augustin\/"},"modified":"2016-03-15T00:00:00","modified_gmt":"2016-03-14T23:00:00","slug":"incontriamo-il-dott-augustin","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.andreabocellifoundation.org\/it\/incontriamo-il-dott-augustin\/","title":{"rendered":"Incontriamo il Dott. Augustin"},"content":{"rendered":"<p><em>\u00abNon ero in ospedale, quel giorno: il 12 gennaio 2010 festeggiavo l\u2019inizio della mia prima vacanza, dopo due anni consecutivi di lavoro. Ho contato tanti morti, gi\u00e0 solo nel tragitto verso l\u2019ospedale, dove mi sono precipitato. Ho lavorato ininterrottamente per moltissime ore, senza fermarmi un istante, quasi in trance, cos\u00ec come i miei colleghi, nel tentativo di rimediare a quella catastrofe, conscio che il mio sforzo era una goccia, rispetto al mare di devastazione e di lutto che si era abbattuto sul mio paese, sulla mia gente\u00bb. \u00a0<\/em><\/p>\n<p>Firenze. Incontriamo Marc Edson Augustin, coordinatore medico della Fondazione Saint Luc (struttura haitiana partner di ABF nell\u2019isola caraibica), in occasione della seconda edizione della \u201cCelebrity Fight Night\u201d; la maratona filantropica italo-statunitense sta volgendo al termine: giusto ieri il dottor Augustin ha tenuto un intervento sul palco del Gala presentato da Sharon Stone.<\/p>\n<p>Il terremoto \u00e8 argomento che, beffardamente, si propone con sgradevole attualit\u00e0: nella notte infatti la terra ha tremato, a Firenze, per fortuna senza conseguenze&#8230; \u00ab<em>La scossa mi ha svegliato di soprassalto\u00bb<\/em>, spiega il nostro interlocutore, parlando a bassa voce, pesando le parole: \u00ab<em>stanotte non ho potuto fare a meno di tornare con angoscia ai tragici momenti del terremoto haitiano. Ho subito telefonato a casa, ho voluto sentire la voce di mia moglie e delle mie figlie, per rassicurarle e rassicurarmi. \u00c8 ancora una ferita aperta, \u00e8 qualcosa di cui \u00e8 difficile parlare, per me come per tutti i miei compatrioti\u00bb. \u00a0<\/em><\/p>\n<p>Oggi il dottor Augustin sovrintende un ospedale, alcune cliniche ed un centro di salute femminile. Continua ad esercitare la professione (\u00e8 specializzato in Medicina interna), anche se il suo ruolo direzionale nell\u2019ambito della fondazione Saint Luc lo impegna anche in ambito organizzativo ed amministrativo. ABF lavora fianco a fianco con lui e con gli altri operatori haitiani di questa benemerita istituzione caraibica, su progetti che hanno come obiettivo l\u2019empowerment delle persone e delle comunit\u00e0.<\/p>\n<p>\u00ab<em>Per me la medicina \u00e8 sempre stata una passione, fin da ragazzo. Terminate le scuole secondarie ho scelto questa strada, senza pormi tante domande. Ha probabilmente contribuito il fatto che mi piacesse aiutare il prossimo, e soprattutto che non accettavo (e non accetto tutt\u2019oggi) di veder soffrire le persone, senza poter far nulla per loro. Inoltre, pur non avendo parenti nel ramo medico, anche mia sorella, di poco pi\u00f9 grande di me, ha fatto la medesima scelta ed oggi \u00e8 pediatra<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>Ma l\u2019educazione ad Haiti oggi \u00e8 garantita? \u00ab<em>Purtroppo no. Basti pensare che il 70% dei suoi abitanti \u00e8 analfabeta. Studiare, nell\u2019isola, \u00e8 un privilegio. Solo uno su dieci, tra coloro che terminano la scuola superiore, riesce ad accedere all\u2019universit\u00e0. Devi faticare moltissimo, per emergere, e devi anche essere fortunato, se vuoi riuscire ad entrare in una facolt\u00e0 come quella di medicina. Ne esiste una sola statale e tre private. Anche la qualit\u00e0 della formazione non \u00e8 sempre ottimale\u00bb<\/em>.<\/p>\n<p>Una volta laureati, dopo anni di sacrifici, la tentazione di andare all\u2019estero \u00e8 forte&#8230; \u00ab<em>Il 60% di coloro che sono in possesso di studi universitari lascia l\u2019isola. Haiti \u00e8 vicina agli Stati Uniti, al Canada, a paesi dove, con un titolo di studio, \u00e8 possibile avere ben altre prospettive, dove si pu\u00f2 pensare di far crescere la propria famiglia garantendole un futuro di benessere. Mentre la situazione economica del mio paese \u00e8 complessa ed estremamente fragile<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>Eppure, il dottor Augustin ha deciso di restare. \u00ab<em>Lavorare ad Haiti \u00e8 sempre e comunque una sfida. Ho tanti amici ed ex compagni di studi che sono andati negli Stati Uniti, dove peraltro ho vissuto io stesso per un periodo, perfezionando le mie competenze mediche&#8230; Con mia moglie, anche lei dottoressa, spesso abbiamo discusso se rimanere o meno, soprattutto pensando ai nostri figli. Ma sono molto soddisfatto del mio lavoro per la fondazione Saint Luc&#8230; Inoltre, l\u2019enorme sforzo che ci \u00e8 stato richiesto, dopo il terremoto, \u00e8 un motivo in pi\u00f9 per restare. Ci\u00f2 non toglie che la situazione economica e politica sia critica, e nei momenti di sconforto confesso che riemerge l\u2019opzione di gettare la spugna e andare all\u2019estero. Ma al momento tengo duro<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>Il ruolo nella fondazione Saint Luc impone di rapportarsi con le istituzioni, con la politica? <em>\u00abCerchiamo di starne lontani, lavoriamo con altre fondazioni, limitiamo allo stretto necessario il rapporto con il potere locale\u00bb<\/em>.<\/p>\n<p>Cinque anni fa, il primo incontro tra Augustin ed il carismatico padre passionista Rick Frechette: medico e sacerdote, fondatore e direttore di N.P.H. Haiti e dell\u2019affiliata \u201cSaint Luc\u201d, ha dedicato la sua vita ad assistere tanti bambini nel bisogno e ad adottare le famiglie pi\u00f9 emarginate e povere dell\u2019isola&#8230; \u00ab<em>Padre Rick \u00e8 fonte di grande ispirazione per tutti noi, ed \u00e8 anche un collega! Al mio primo giorno nel Family Hospital St. Luc, il direttore medico d\u2019allora mi disse che mi avrebbe presentato il fondatore. Io mi attendevo di incontrare un signore elegante, in giacca e cravatta, mentre a stringermi la mano cordialmente, dandomi il benvenuto, c\u2019era Padre Rick, maglietta ed occhiali da sole, che stava trafficando sopra un camion. Al mio secondo giorno in ospedale, gi\u00e0 indossavo il camice e visitavo i pazienti. Voglio bene a Padre Rick e sono felice di essergli vicino, da allora, in questa che, ripeto, \u00e8 una quotidiana, appassionante sfida<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>Dal 2010, cosa \u00e8 cambiato? \u00ab<em>In un certo senso oggi siamo impreparati ad una eventualit\u00e0 sismica, proprio come lo eravamo allora, perch\u00e9 dopo il terremoto abbiamo dovuto ripartire da zero. L\u2019evento catastrofico ha messo in ginocchio la nostra economia, gi\u00e0 molto fragile, anche se l\u2019aiuto proveniente dall\u2019esterno ci ha senz\u2019altro aiutato a ripartire. E nei nostri ospedali, grazie alla collaborazione con fondazioni amiche, proprio come la vostra, e grazie al supporto anche a livello di strumenti e competenze, oggi siamo in grado di fornire cure in alcuni casi persino all\u2019avanguardia<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>I rapporti con ABF, Marc Edson Augustin li approfondisce a partire dal 2014, grazie ad un programma mirato a fornire di un\u2019assicurazione medica gli allievi delle scuole sovrintese dalla fondazione Saint Luc e dalla Andrea Bocelli Foundation. \u00ab<em>Sono contento dei molteplici fronti comuni di lavoro che abbiamo impostato, ed approfitto per esprimere la mia gratitudine ad Andrea Bocelli ed alla sua fondazione. Purtroppo ad Haiti muoiono ancora tante, troppe persone, a causa dell\u2019indigenza, perch\u00e9 magari non riescono ad acquistare medicine che costano l\u2019equivalente di meno di un dollaro&#8230; Abitualmente quindi siamo sempre noi, nella necessit\u00e0 di chiedere un supporto economico alle fondazioni estere. Mentre ABF ci ha proposto lei, con discrezione e generosit\u00e0, un aiuto. Ne siamo felici, cerchiamo di sfruttare al massimo simili opportunit\u00e0, lavoriamo sodo, ogni giorno, per fare la differenza, per aiutare il nostro popolo e per far comprendere al mondo quanto sia necessario unire le forze, nella volont\u00e0 di ridare un futuro ad Haiti<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>Giorgio De Martino<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abNon ero in ospedale, quel giorno: il 12 gennaio 2010 festeggiavo l\u2019inizio della mia prima vacanza, dopo due anni consecutivi di lavoro. 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