{"id":4528,"date":"2016-01-25T00:00:00","date_gmt":"2016-01-24T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/abfupdate.uaoh.eu\/vieni-ad-haiti\/"},"modified":"2025-06-09T17:22:10","modified_gmt":"2025-06-09T15:22:10","slug":"vieni-ad-haiti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.andreabocellifoundation.org\/it\/vieni-ad-haiti\/","title":{"rendered":"Vieni ad Haiti!"},"content":{"rendered":"\n<p><i><span style=\"font-weight: 400;\">Festa mobile<\/span><\/i><\/p>\n\n\n\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Haiti \u00e8 una festa mobile. Con buona pace di Hemingway e del suo omonimo libro. A Parigi ci son stato, anche da giovane, come consiglia lo scrittore suicida, spesso ed anche negli ultimi mesi, e a parte molta arte derubata al mondo e chiusa in gabbie sontuose, mi sono divertito poco e arricchito nulla. Ad Haiti, invece, tornerei domani. Perch\u00e9 Haiti \u00e8 una festa, di quelle infinite come per i &nbsp;matrimoni d\u2019un tempo, \u00e8 il posto migliore che ad oggi conosca, dove essere allegri e sentirsi \u201ccontenti\u201d, ossia paghi del contenuto. Quel contenuto, e pazienza se pare una nota retorica, \u00e8 il suono della vita che scorre (e non c\u2019\u00e8 musica migliore, e prima o poi dovr\u00f2 decidermi ad andare a stringer la mano, a complimentarmi con il compositore). \u00c8 la percezione dell\u2019immenso dono di cui sto godendo, e che pi\u00f9 o meno cosciente, sperpero abitualmente. <\/span><\/p>\n\n\n\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Ad Haiti la vita si vede e si sente, ce la si scambia in ogni sorriso che si riceve per strada (e, per sfinimento, va a finire che anch\u2019io, orso che sono, rispondo al sorriso e sorrido). Ad Haiti \u00e8 in ogni momento una festa mobile, ed ovunque ti giri comprendi quanto sia inutile e insulso non esser felici, ancor pi\u00f9 in questi altri Caraibi che sono vicini, eppure all\u2019opposto d\u2019un qualsivoglia esotico luna park tropicale per malinconici abbienti. &nbsp;<\/span><\/p>\n\n\n\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Nessuna carit\u00e0, nessuna beneficenza: ad Haiti, per quel poco che ho potuto intravvedere, chi atterra apprende (o comprende che potr\u00e0 prima o poi imparare) la forza liberatoria della Misericordia. Mica per gli altri: per s\u00e9, compassione per la propria miseria. Ed \u00e8 come trovare il bandolo della matassa, il punto da cui ripartire. Finalmente deboli, si piange e si ride, consapevoli della gran forza che genera la coscienza della propria pochezza. <\/span><\/p>\n\n\n\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Haiti \u00e8 una festa. Anche da dove sono venuto, sulla carta, tutto era un brillare di luminarie festive. Eppure, da dove sono venuto, tutto era ed \u00e8 abitualmente sfuocato, d\u2019inverno come d\u2019estate: la morte, nel mio occidente natale, sembra non contemplata, \u00e8 un imbarazzante fardello da tenere lontano dal salotto buono e dalla cucina, la morte \u00e8 costantemente negata nonostante ci spii e sia da noi puntualmente spiata, con quell\u2019angoscia che periodicamente non lascia dormire. <\/span><\/p>\n\n\n\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Ad Haiti, la morte \u00e8 compagna di viaggio, di pi\u00f9, \u00e8 l\u2019invitata d\u2019onore. Perch\u00e9 la sua presenza, pur difficile da accogliere, e scottante e disperante che sia, esalta la vita e ne mette a fuoco i valori. <\/span><\/p>\n\n\n\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">La gioia \u00e8 contagiosa e ad Haiti ci si infetta mille volte pi\u00f9 che della dissenteria. La gioia ti fa sentire in pace e capisci (no, percepisci), che prima confondevi scioccamente i rami per gli alberi, mentre adesso intendi che le foglie quando \u00e8 l\u2019ora cadono ed i rami seccano, cos\u00ec come dev\u2019essere, ma le radici restano salde e rigogliose (sempre che le si sappia trovare). <\/span><\/p>\n\n\n\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Tenerezza, ammirazione, e una memorabile lezione (che se va a finire che me la dimentico, non me lo perdoner\u00f2)&#8230; \u00c8 ci\u00f2 che ho portato con me, lasciando quello scalcinato aeroporto che conta pi\u00f9 addetti che passeggeri. \u00c8 il regalo pi\u00f9 grande che ti puoi fare, andare e guardare i giardinieri di Haiti, mentre spendono ogni ora delle loro giornate, nel dissetare quei rami, nel trattenere fino a quando \u00e8 possibile le foglie attaccate, nell\u2019accompagnarle poi, morbidamente, a terra. <\/span><\/p>\n\n\n\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Penso a Padre Rick. Vieni ad Haiti, vienici a piedi o a nuoto, vieni anche solo per dargli un saluto, a questo giardiniere, a questo santo cowboy (perch\u00e9 se padre Rick non \u00e8 un santo, di santi non ce ne sono), che sembra uscito da un film con John Wayne. Padre Rick, il dottor Rick, che ti accoglie nel suo ufficio\/cucina dell\u2019ospedale pediatrico che ha tirato su con le mani. Ti accoglie dopo una lunga giornata di corsia, nel tanfo selvatico delle interiora di pollo che sta cucinando per te. Ti offrir\u00e0 dapprima gelato, gin tonic e caff\u00e8. Oltre a quella \u201cleccornia\u201d che sta cuocendo sul fornelletto da campo e che sorridendo magnifica, perch\u00e9 i suoi polli (ma anche i suoi pesci), migliaia, sfamano tante bocche denutrite e malate, e quando bisogna toglierli alla vita per l\u2019ottimo motivo di renderla ad altri, chiama a raccolta per l\u2019olocausto persino i colleghi chirurghi dell\u2019ospedale. <\/span><\/p>\n\n\n\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Ciascuno col proprio piccolo innaffiatoio. Anch\u2019io ne stavo cercando uno, ad Haiti (dove sia non so, ma so che vale la pena cercarlo). Anche tu puoi trovarne uno, se vieni ad Haiti. Volontari tedeschi, francesi, olandesi, statunitensi, italiani, persone d\u2019ogni dove, infermieri, preti, ingegneri, studenti, medici, musicisti, col loro piccolo innaffiatoio, felici delle poche gocce che versano, del loro fazzoletto di terra, delle foglie che grazie a quell\u2019acqua tornano ad essere verdi. &nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/span><\/p>\n\n\n\n<p><i><span style=\"font-weight: 400;\">Compagni di viaggio<\/span><\/i><\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Sarebbe d\u2019uopo forse ricominciare da capo, se deve essere una testimonianza: raccontare, dire date, citare luoghi (le scuole, gli ospedali, gli orfanotrofi visitati), condire con qualche statistica a crudo (\u201cnell\u2019isola ad oggi un bambino su tre non raggiunge i cinque anni d\u2019et\u00e0\u201d), e poi colori e impressioni scandite in ritmo narrativo e in forma decenti.<\/span><\/p>\n\n\n\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Scrivere, non musica ma parole, scrivere, che \u00e8 andata a finire \u00e8 diventato il mestiere grazie al quale posso crescere mio figlio, resta un sentiero minato, amato e pericoloso, perch\u00e9 ad ogni angolo rischio d\u2019inciampare nella trappola della finzione, dell\u2019estetizzazione. Raccontando Haiti, per\u00f2, mi sono preso da parte e mi sono fatto giurare che mai avrei giocato sporco, rimestando con gli usati trucchetti d\u2019artigianato, giocandomi le carte avvincenti \u2013 pugni allo stomaco e carezze \u2013 in studiata sequenza, chiosando con un edificante finale. Piuttosto, poggio la penna. E che non sia cos\u00ec che vada a finire, resta da verificare. &nbsp;<\/span><\/p>\n\n\n\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Se penso alla mia prima esperienza ad Haiti, l\u2019ultima al momento, la prima mi auguro, penso a una festa, a qualcosa di allegro, all\u2019entusiasmo di quando apri le persiane su di un giorno di sole. <\/span><\/p>\n\n\n\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Penso ad Haiti, e vorrei dedicare tale piccolo sforzo (di mettere nero su bianco e dare una forma a questo pensiero privato), a tre bambini che ho conosciuto, tre giovani vite che ho incrociato in un momento particolare, per loro e per me. Di questi piccoli compagni di viaggio, a dirla tutta, non ne so neppure la forma del volto, ma conosco i loro nomi, perch\u00e9 padre Rick li ha chiamati all\u2019appello, al principio della funzione. Li ho per\u00f2 sentiti, vicini, li ho salutati e persino li ho pianti (la commozione, brutta bestia, stupida perch\u00e9 non costruttiva, quando ti prende, a tradimento, alla gola). Li ho visti nelle loro piccole bare di cartone, fasciati della plastica, coperti da un panno, al centro della chiesetta dell\u2019ospedale di St Damien. Mentre padre Rick, smessi i panni del dottore e del controverso cuoco di fegatelli di pollo, indossata una candida talare, girava intorno a loro ed ai loro feretri giocattolo, e li tranquillizzava cantando e riempiendo l\u2019aria d\u2019incenso, anch\u2019io m\u2019illudevo di star loro parlando. Mi illudo di averli rasserenati, nella strampalata coincidenza che me li ha fatti incontrare, nel momento pi\u00f9 intenso, quello del loro passaggio.<\/span><\/p>\n\n\n\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">I tre bimbi e noi tutti, abbiamo seguito, stupiti, la dolcezza del rito del primo mattino, e quelle parole di sollievo in francese, creolo, inglese e italiano, per voce oltre che di padre Rick, di don Enzo e don Alfred (che \u00e8 venuto con noi dall\u2019Italia). Mentre dalla porta aperta arrivavano altre preghiere, con altre voci (musulmane) che stavano parlando al Dio dirimpettaio del cielo. Poi, un segno di pace, che scambiarsi era come ritrovare ogni volta, ogni sconosciuto che si abbracciava, un amico fraterno. Alla fine, all\u2019aperto, siamo saliti sul camion, sul dorso di un autocarro, tutti insieme, vivi e morti, cantando noi per chi non riusciva pi\u00f9 a farlo, portando i nostri tre bambini in uno spiazzo tranquillo, sul retro dell\u2019ospedale. Dove, pregando e salutando, li abbiamo lasciati a riposare dentro una specie di stanza contenitore, di quelle che s\u2019impilano sopra le navi, dove sarebbero rimasti insieme ad altri bambini&#8230; Fino a gioved\u00ec, giorno settimanale per ritrovare la terra ed aver sepoltura. &nbsp;<\/span><\/p>\n\n\n\n<p><i><span style=\"font-weight: 400;\">Istantanee<\/span><\/i><\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Ti piace la velocit\u00e0? Di domenica segui le auto da corsa in televisione? Spendi quanto puoi o forsanche di pi\u00f9 per due o quattro ruote che brucino gomme e l\u2019asfalto, e ti illudano di decollare? Allora vieni ad Haiti! La soglia di rischio sale di un po\u2019, ma ne vale la pena. Ad Haiti le strade sono l\u2019arena, la macchina che hai di fronte (o comunque il mezzo pi\u00f9 o meno indenne e motorizzato, stracarico di umani e di cose, che procede su ruote) \u00e8 l\u2019avversario da battere, lo sfidante sfidato, l\u2019ostacolo da superare. \u00c8 una questione d\u2019onore: vince chi si fa spazio a qualunque costo, chi scommette sul buon senso e sulla volont\u00e0 di sopravvivenza dell\u2019altro, chi suona pi\u00f9 forte e va pi\u00f9 veloce e non lascia respiro, non lascia neppure un piccolo spazio dove l\u2019altro si possa infilare e tentare il sorpasso. Le maestre, a ricreazione, fanno cantare i bambini, battendo le mani e danzando: \u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Quando sei sulla strada, fai attenzione&#8230; Quando sei sulla strada, fai attenzione!<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d. Infatti: ogni strada, ogni sentiero carrabile, pi\u00f9 o meno crepato o inondato se piove, e tramutato in fiume o pantano, vede ai suoi lati donne, uomini e tantissimi bimbi, anche di quattro o cinque anni d\u2019et\u00e0. Pronti a mettersi in salvo, a scansare questo esercito di caraibici pirati. Tutti, nessuno escluso, bucanieri al volante, col pollice lesto sul clacson e il codice della strada a correggere semmai la gamba d\u2019un tavolino, oppure, data la contingenza, a raddrizzare una botte di rum&#8230;<\/span><\/p>\n\n\n\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">&#8211; &nbsp;<\/span><\/p>\n\n\n\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Cosa vogliono da me? Non ho neppure una caramella da dargli, ho le tasche vuote e non so neppure giocare cos\u00ec bene, o fare le smorfie per farli divertire, non so rincorrerli o prenderli a cavalluccio. <\/span><\/p>\n\n\n\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Aperto il cancello dell\u2019orfanotrofio (che esiste, ancor prima della fondazione della Fondazione che porta il nome di Andrea, grazie ai proventi di un suo concerto donato), i bambini iniziano a studiarti, ti scelgono e poi si propongono: si avvicinano, principiano a scalarti agganciandosi alle mani con le mani, provando a salirti dai pantaloni, chiedendo attenzione, mettendosi in posa per le fotografie o per un sorriso, una, due, dieci, cento volte. Qualcuno forse chiede qualcosa, dei soldi, ma lo fa senza alcuna credibile convinzione, giusto perch\u00e9 \u00e8 un gesto che ha visto rifare. <\/span><\/p>\n\n\n\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Ci provo, va bene, a scherzare, ad aprirmi con loro, ma non senza un languore e un impaccio, perch\u00e9 nel frattempo ci\u00f2 che avverto \u00e8 un pugno costante allo sterno&#8230; Nel porticato spoglio, qualche gioco consumato, monitori gentili ma come intorpiditi dal pomeriggio assolato, ed una rosa di patologie, d\u2019et\u00e0 e disabilit\u00e0, alla rinfusa. Insieme ad altri bambini, apparentemente pi\u00f9 o meno sani, respira a fatica una creatura di pochi mesi, stesa su una sdraietta, con la spina dorsale che non le regge la testa. Poi un\u2019adolescente con lo sguardo che sembra nuovo del mondo, e tanti panni per terra, sull\u2019erba, ad asciugare, e odori di refettorio e d\u2019ospedale, odori struggenti di cuccioli d\u2019uomo. <\/span><\/p>\n\n\n\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Nessuno, tra loro, se ne fa nulla dei frutti senza polpa, della commiserazione, mia o di chiunque. Hanno ben altra fame, tutti: sono rubinetti aperti che cedono amore a chiunque abbia un istante per fermarsi e raccoglierlo, vogliono amore ed hanno sete di calore animale, da sentire sulle mani, da passare sulle guance e sul collo. S\u2019aggrappano, sei suo padre, sei sua madre, sei subito il loro grande amico cui s\u2019affidano, di cui si possono totalmente fidare. Poi devi andare. Ma prima, accidenti, devi fare le foto, perch\u00e9 servono a sensibilizzare, a portare a casa il ricordo e lo sprone, anche se in quest\u2019amara mansione ti senti un rapinatore, a rubare quegli occhi, quelle espressioni, piene di fiducia e di rumorosa, improvvisa allegria. Poi devo andare, e i bambini lo sanno, tornano infatti al loro posto, senza protestare neppure, accettando che quel calore, il padre il fratello l\u2019amico trovato, si perda di nuovo. <\/span><\/p>\n\n\n\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">&#8211; <\/span><\/p>\n\n\n\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Non \u00e8 la capitale: meno di tutto, meno merce da vendere, meno delinquenza suppongo, meno strade degne di questo nome, meno (meno ancora) soldi che girano e per\u00f2 meno miseria. J\u00e9r\u00e9mie, nel sud di Haiti, ci appare come un miraggio, dopo ore infinite di viaggio. Giusto un\u2019interruzione a met\u00e0 strada, per prendere fiato nel coloratissimo, dolce lungomare turistico senza turisti, alla Plage de gelee Cayes, tra molti cani questuanti, panorami da cartolina, qualche ricco haitiano che si permette di pranzare servito, ed altri che osservano, placidi, la scena della nostra comitiva infiacchita. Poi, nuovamente dentro, come filetti di tonno, in otto nel retro di un\u2019ambulanza e poco meno dentro un pick-up&#8230; Le luci fioche di J\u00e9r\u00e9mie sono un approdo fortemente invocato, perch\u00e9 il viaggio \u00e8 stato un rally inatteso, perch\u00e9 sulla carta \u00e8 finalmente la meta finale. Invece, il bello deve ancora venire. Ancora un\u2019ora e mezza di buio e sterrato, di guadi e pietraie, di ruote indecise se impantanarsi o se proseguire, per raggiungere a tarda sera la comunit\u00e0 di Laserengue in Apricot, dove in una luce lattiginosa e surreale si aprono i cancelli della scuola di St. Augustin.<\/span><\/p>\n\n\n\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">La struttura \u00e8 vastissima e silenziosa, \u00e8 uno dei risultati pi\u00f9 recenti e \u2013 perlomeno ai miei occhi \u2013 pi\u00f9 coraggiosi della fondazione, un miracolo targato ABF, un\u2019astronave di studio e futuro nel bel mezzo della foresta, con decine di aule, giochi all\u2019aperto e una sala multimediale che farebbe invidia alla scuola pilota del capoluogo in cui sono cresciuto. <\/span><\/p>\n\n\n\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Stanno ultimando il montaggio della mobilia nella cucina (che la mattina seguente, sar\u00e0 terminata); manca ancora l\u2019acqua corrente, perch\u00e9 la torre distante pochi metri dalla struttura \u00e8 al momento all\u2019asciutto: la trivellazione non ha dato i risultati sperati. Un\u2019altra \u2013 con un nuovo, sostanzioso impegno economico \u2013 sar\u00e0 decisa nei prossimi giorni. E questa volta si chieder\u00e0 nel contratto la certezza di rintracciare una falda. Senz\u2019acqua, per ora, ci si lava i denti e la faccia negli angoli meno illuminati dello stesso piazzale, e si dorme in una camerata allestita spartanamente per l\u2019occasione&#8230; Non pi\u00f9 di tre ore, anche grazie a un amico robusto che si \u00e8 unito al gruppo dagli USA, un armadio a tre ante, amabilissimo e gentile, che per\u00f2 dorme russando come una trebbiatrice a vapore. <\/span><\/p>\n\n\n\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">L\u2019indomani, all\u2019alba, prendiamo il sentiero che porta fino al mare, attraverso la foresta e le capanne di fango e cannicci. Un orizzonte spettacolare, che sembra uscito dal paginone centrale d\u2019una rivista patinata di viaggi: la spiaggia, la sabbia, le palme, conchiglie che devi tirar su con due mani, ed una calma fuori dal tempo, ed una armonia fuori dal tempo. Il silenzio \u00e8 rotto dalle grida dei bimbi e dal suono dei loro tuffi: gi\u00e0 si stanno lavando, in uno specchio protetto di mare, giocando e schiamazzando in perfetta allegria, prima di indossare la loro colorata divisa, con la fierezza e la cura che si tributa a un oggetto di culto. <\/span><\/p>\n\n\n\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Rientriamo sul dorso d\u2019un camion, e i bambini gi\u00e0 pronti che stanno raggiungendo la scuola (a volte, per pi\u00f9 di un\u2019ora in cammino), quando possono corrono e s\u2019aggrappano, godendo del passaggio e stipando quella malcerta corriera da carpenteria. <\/span><\/p>\n\n\n\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Quanto ci aspetta, in cima, saranno ottocento meravigliosi studenti, piccoli e grandi, in fila perfetta, che cantano l\u2019inno e ringraziano voi donatori, che mostrano il loro futuro che giorno per giorno stanno forgiando.<\/span><\/p>\n\n\n\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Sulla collina antistante, a cinque minuti di passeggiata, sta crescendo, tra ponteggi di canne e mattoni realizzati sul posto, quella che diventer\u00e0 la<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\"> guest house<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">, per offrire un tetto a chi viene da fuori. Dall\u2019alto, la bellezza imbandita toglie il respiro: il mare, da un lato, ovunque poi il verde denso e inviolato che veste questa terra ondulata, e poi l\u2019astronave, l\u2019edificio che raccoglie giornalmente il sole di ottocento treccine e sorrisi e piccole vite, dando loro cibo per la mente e la pancia, ed alle loro famiglie, lampade solari per illuminare la notte, lavoro, futuro. <\/span><\/p>\n\n\n\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Il profilo di Andrea Bocelli \u00e8 stampato in blu sul muro laterale della St. Augustin, dentro le iniziali della fondazione che porta il suo nome: dalle colline toscane fino a questo lembo del quarto mondo, ha portato alimenti e istruzione, ha dato una speranza concreta. Sono certo che quanto sto pensando lo metterebbe solo in grande imbarazzo, e cambierebbe argomento in cinque secondi&#8230; Giusto cos\u00ec, infatti non glielo dir\u00f2 e non glielo scrivo neppure. Ma, proprio come padre Rick, credo che Andrea sia un santo dei nostri giorni, una persona che ha orizzonti pi\u00f9 ampi, pi\u00f9 grandi. E delle sue toste, un po\u2019 folli e sorprendenti ministre, tra la Toscana e le Marche, Laura ed Olimpia (otto volte ad Haiti, solo quest\u2019anno, per dar corpo ai progetti), una che canta la lirica l\u2019altra che sa ballare la caraibica &nbsp;e carnalissima kompa, ne vogliamo parlare?<\/span><\/p>\n\n\n\n<p><i><span style=\"font-weight: 400;\">In valigia<\/span><\/i><\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Cosa ho portato a casa, da Haiti? Voglio dire, oltre a una decina di <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">alberi della vita<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> e variazioni fronzute sul tema, battute su metallo ritagliato, forgiate e dipinte sul ferro riciclato dei barili di nafta? Nel bagaglio a mano, sfacendo la valigia, ho trovato ad esempio una serie di preconcetti smontati uno ad uno: hanno i volti dei colleghi di viaggio, di questa missione. Padre Alfred, monsignore che riveste una carica delicata e importante in Vaticano, uomo di fiducia di Papa Francesco. Un alto prelato, un profilo di grande responsabilit\u00e0 (e di altrettanto potere)&#8230; Un uomo docile e spiritoso, riflessivo e garbato, modestissimo nelle esigenze, brillante e generoso in comitiva, cos\u00ec come nei saluti del Santo Padre di cui \u00e8 portavoce, per centinaia di volte e di aule, per migliaia di studenti haitiani: una persona buona che in pochi giorni ho sentito amica e che, in ragione di nessun motivo, ascoltava me, ascoltava tutti. <\/span><\/p>\n\n\n\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Ascoltava e si divertiva, tra l\u2019altro, alla storiella pepata raccontata con un pizzico di provocazione da Giacomo, il creativo del web, il fotografo, con la sua scorza di disincanto apparente ed una dichiarata prudenza verso le uniformi talari. Curioso, perch\u00e9 entrambi, Don Alfred e Giacomo, l\u2019alto prelato e l\u2019art-director, erano quasi parenti a mio avviso, quanto a sensibilit\u00e0, a qualit\u00e0 del sentire, a profondit\u00e0 dello sguardo sul mondo. E poi, Giuseppe, avvocato che tutto diresti tranne che sia un avvocato (a scanso d\u2019equivoci, \u00e8 un complimento), e che \u201cmai mettersi in fila dietro di lui\u201d in aeroporto, perch\u00e9 sta certo che lo fermeranno per un accurato controllo. <\/span><\/p>\n\n\n\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Ed ancora, Stefano e Monia, padre e figlia: lui, donatore ABF, cofondatore di una realt\u00e0 finanziaria tra le pi\u00f9 rinomate nel mondo, lei, una giovane donna che \u00e8 figlia ed amica del padre (diciannove anni appena, la distanza tra loro). Entrambi, come tutti noi del resto, cercavano qualcosa dentro di loro, in questo viaggio, e al ritorno, dai loro sguardi e sorrisi, si direbbe l\u2019abbian trovato. Entrambi, incondizionatamente, anime buone e \u201cbrave persone\u201d, che \u00e8 l\u2019espressione pi\u00f9 bella di cui a mio avviso ci si possa fregiare.<\/span><\/p>\n\n\n\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Ci raggiungono, inoltre, il secondo giorno della settimana haitiana, Gunilla e Charlotte, madre e figlia, donatrice l\u2019una, volontaria &nbsp;l\u2019altra, sempre ABF, catapultate da New York all\u2019aeroporto di Port-au-Prince e subito alle dieci ore di sgangherato tragitto per guadagnare Abricot. Anche in questo caso, tutto il contrario di quanto, scioccamente, mi sarei potuto prefigurare: non una richiesta diversa dal gruppo, non una lamentela, non un capriccio di chi \u00e8 comunque avvezzo ad un tenore mille miglia pi\u00f9 alto&#8230; Solo e sempre, da queste due bellezze scandinave un po\u2019 toscane ed un po\u2019 monegasche, gentilezza, sorrisi, gratitudine, umanit\u00e0, abbracci veri e caldi ai bambini, e la disponibilit\u00e0 costante ad essere silenziosamente utili agli altri.<\/span><\/p>\n\n\n\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Cosa ho portato a casa da Haiti? La full immersion nelle scuole e nelle comunit\u00e0 sostenute dai progetti ABF; l\u2019ospedale pediatrico di Port-au-Prince, le parole belle e dure come pietre del nostro accompagnatore (le ho registrate, prima o poi le trascriver\u00f2), mentre raccontava i vari reparti, i quotidiani miracoli, i bisogni, le scelte da fare, mentre descriveva l\u2019ala del fabbricato dedicata ai prematuri, la sala chirurgica e il progetto nel reparto neonatologia intitolato a Virginia, la parte dedicata all\u2019AIDS, alla cura ed alla sua prevenzione&#8230; &nbsp;<\/span><\/p>\n\n\n\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Cos\u2019altro? Lo slum di Cit\u00e8 Soleil, l\u2019immenso girone dantesco di macilente lamiere su distese di melma e detriti, e poco lontano, la nuova possibile realt\u00e0, dove dare a queste povere vite un tetto e la dignit\u00e0 &nbsp;(grazie, in questo caso, al meraviglioso lavoro della fondazione haitiana Saint Luc, partner di ABF, creata da Padre Rick Frechette, in trincea da ventisei anni).<\/span><\/p>\n\n\n\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Porto in Italia la gioia della distribuzione dell\u2019acqua, grazie al water truck ABF che giornalmente percorre le baraccopoli, porto il profumo caldo del rum agricolo Barbancourt, l\u2019atmosfera allegra e familiare della cena che ha riunito, oltre a noi visitatori ABF, Don Enzo ed un Cardinale dell\u2019isola, amico ritrovato di Don Alfred. Porto con me l\u2019incontro con un popolo dolce e solare, votato alla musica e alla bellezza, porto la loro speranza e la forza delle loro potenzialit\u00e0, la simpatia e la premura di Gerald, la scorbutica e meravigliosa Roselyn, i tanti vecchi e nuovi amici haitiani: medici, manager, autisti, volontari. &nbsp;<\/span><\/p>\n\n\n\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Da Haiti, dal lato esente da resort cinque stelle dell\u2019antica <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Hispaniola<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">, chiamata Quizqueia, e cio\u00e8 \u201cmadre di tutte le terre\u201d, ho portato a casa la voglia di fare, di tentare di fare qualcosa di buono, ed anche il ricordo di quei tre piccoli, sconosciuti compagni di viaggio, che ho incontrato l\u2019ultimo giorno della mia permanenza, nella chiesetta di St. Damien: quei tre bambini che ho salutato ed ho pianto, nella strampalata coincidenza che me li ha fatti incontrare, nel momento pi\u00f9 intenso, quello del loro passaggio. <\/span><\/p>\n\n\n\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">L\u2019<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">inferno Haiti<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">? Al primo che cos\u00ec mi dir\u00e0 (perch\u00e9 cos\u00ec leggo, talvolta), risponder\u00f2 sorridendo: allora vieni con me, gi\u00f9 fino all\u2019inferno! Perch\u00e9 Haiti \u00e8 tutt\u2019altro, \u00e8 una festa, e a saperla guardare, a saperle dare una mano (aiutando pure te stesso, anzi<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\"> in primis<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> te stesso), \u00e8 un Eden con la sua brava schiera di santi. Magari, al momento, non proprio. Ma \u00e8 un paradiso comunque, un paradiso, prossimo venturo. &nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/span><\/p>\n\n\n\n<p>Giorgio De Martino<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Festa mobile Haiti \u00e8 una festa mobile. Con buona pace di Hemingway e del suo omonimo libro. 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